L'origine e l'evoluzione delle Arti Marziali cinesi rappresentano un argomento assai complesso e importante del patrimonio cinese sia dal punto di vista storico-filosofico che tecnico.
Questo fenomeno culturale ha visto pareri spesso discordanti, dei critici della storia, proprio perché i documenti storici riguardanti le più antiche dinastie cinesi sono rari , sono andati persi o distrutti.
La pratica tradizionale del wushu risale alle prime comunità neolitiche che si servivano di armi e strumenti primitivi per andare a caccia , a pesca e per difendersi. Solo successivamente le armi diventarono più sofisticate e con esse anche le scuole delle arti marziali cinesi divennero sempre più complesse e diverse tra loro.
In questo viaggio analizzeremo soltanto le tappe più importanti di quel lungo cammino che il Wushu-Kung Fu ha compiuto fino ad oggi.
Le origini del Wushu Kung Fu tendono a perdersi nella notte dei tempi, anche se diversi studiosi sono concordi che sono da ricercarsi in un documento storico risalente alla dinastia Zhou 1066-256 a.C., nel quale sono riportate molte leggende affascinanti di cui ne citeremo alcune.
Secondo una di queste si narra che l’arte scientifica del combattere, conosciuta con il nome di “ Wu Yi ” fu ideata da un sacerdote di nome Shun Xu risalente a circa 2100-1700 a.C. durante la presunta dinastia Xia, nel periodo noto come l’Epoca dei Cinque Sovrani. Secondo altre invece le origini del Wushu discendono da una forma di lotta primitiva a colpi di testa combinate con altre tecniche di corpo a corpo, che ebbe luogo più di 4000 anni fa, tra l’Imperatore Giallo Huang Di ed il mitico mostro cornuto Qi Yu. Un’altra ancora, riportata sempre in questo documento e forse la più verosimile, racconta che Qi Yu era un malvagio Generale a cui viene attribuita l’invenzione del Jiao Dou, un combattimento dove i lottatori indossavano grossi elmi con corne affilate, in cui il vincitore doveva trafiggere l’avversario uccidendolo.
Queste forme di combattimento spesso venivano praticate come spettacoli o danze rituali dove i combattenti si affrontavano in tecniche rudimentali a mani nude o con le armi eseguendo talvolta piccole sequenze prestabilite di attacco e difesa.
In questo periodo della storia cinese allenarsi all’arte della guerra era una prerogativa solo degli uomini di corte, dei nobili e non dei comuni contadini, l’addestramento dei militari cinesi prevedeva l’uso di carri da guerra, l’uso degli archi ecc. dove i condottieri cercavano sempre durante i conflitti di migliorare la strategia di guerra per uscire vincitori in battaglia.
Altre interessanti testimonianze storiche delle arti marziali in Cina, durante la stessa dinastia (Zhou), nell’epoca designato delle “Primavere e degli Autunni, (722-481 a.C.)” , sono quelle che risalgono alla nascita e lo sviluppo di tre grandi correnti filosofiche: il Confucianesimo (Kong Jia), il Buddismo (Chan) ed il Taoismo (Dao Jia) In questo periodo Le tecniche marziali furono largamente influenzate da queste correnti filosofiche tanto da fondersi con esse.
Le opere dei “ Classici cinesi” più significative sono:
- Il libro del famoso Maestro Sun Zi intitolato “ Sun Zi Bing Fa – L’Arte della Guerra” , antico trattato di strategia militare nel quale l’autore mette spesso in evidenza il concetto di dare battaglia solo in extremis, ricordando che il vero stratega sconfigge il nemico ancora prima di impegnarlo nel combattimento. Il testo del Maestro Sun ci fa capire l’arte di trasformare noi stessi, per affrontare le inevitabili sconfitte dell’ esistenza, in qualsiasi scontro e contro qualsiasi avversario.
- Le massime filosofiche del celebre Maestro Confucio (Kong Zi), che dettò le norme sulla buona condotta, nelle quali scrive” Essere a capo di un popolo e non istruirlo alla guerra e come buttarlo via”. Si racconta anche che gli allievi di Confucio fossero addestrati in tecniche segrete a mani nude e di tiro con l’arco.
- Il libro Dao de Jing o Tao Te Ching ( libro della via e della virtù) scritto dall’illustre Maestro Lao Zi, contemporaneo di Confucio ma più anziano di lui, importante testo filosofico sul quale il Kung Fu poggia molte delle sue basi,
- Gli scritti del Maestro di filosofia Chuang Zi al quale si riconoscono le evoluzioni dei principi della respirazione contenuti negli esercizi taoisti,
- Il Maestro Mencio invece si preoccupò dell’unione dello sviluppo del Qi energia e dell’ Yi volontà –intenzione che rappresentano l’essenza della scuola interna del kung fu, nonché la base anche del Taiji Quan.
Successivamente la fusione delle conoscenze buddiste e taoiste insieme con le tecniche di lotta dei 5 animali (tecniche dell’ Orso, il Cervo, la Gru, la Scimmia e la Tigre) del medico Hua Duo (Hua To), gettò le basi dell’attuale Wushu Kung Fu Tradizionale. Secondo gli esperti fu proprio dall’associazione insieme di questi principi filosofici e meditativi con alcuni movimenti marziali ed esercizi di respirazione che nacquero le prime scuole taoiste, interne o morbide, di Kung Fu.
Durante il periodo dei Tre Regni tra il 220 ed il 280 d.C. nasce il primo stile rudimentale di combattimento a distanza denominato “ Chang Shou” (tecnica o stile del pugno lungo), diverso da quello a corta distanza come il Jiao Dou, dal quale molti maestri cinesi presumono abbia avuto origine il Chang Quan e lo shaolin tradizionale.
Parallelamente un’altro passaggio importante nella storia sia del Buddismo che delle arti marziali cinesi è quello del monaco (indiano o persiano) chiamato Bodhirarma (circa 527 d.C.), in cinese Da Mo e in giapponese Daruma Taishi, XXVIII Patriarca del Buddismo Mahayano, che fu invitato dall’Imperatore Wu Di (della dinastia Liang) per diffondere il buddismo, il quale diede un grande contributo alla Boxe di Shaolin attraverso esercizi insegnati ai monaci del tempio con il nome di “ She Ba Luo Han - le 18 mani di Budda”, destinate a dare energia ai monaci provati da faticose meditazioni e per facilitare il conseguimento dell’armonia tra corpo mente e spirito attraverso la respirazione.
Sempre una legenda narra che fosse stato lui il creatore del Wushu o almeno dello Shaolin, ma in realtà le arti marziali in Cina erano già presenti, come abbiamo visto, sin dall’epoca delle società tribali. In seguito nella tarda epoca Sui (581-618 d.C.), abbiamo un periodo di grande stasi e declino delle arti marziali cinesi per poi rifiorire durante l’epoca successiva quella dei Tang (618-907 d.C.), dove l’Imperatore di quest’ultima decide addirittura di introdurre il Wushu nel Palazzo Imperiale segnandone un ulteriore sviluppo e divulgazione. Durante le dinastie Ming (1368-1644 d.C.) e Qing il Wushu arrivò al suo massimo apice dando origine ad una moltitudine di scuole e di stili ancora oggi conosciuti e praticati, diventando tecnica di strategia e lotta militare. Nell’ottocento diventò sport nazionale, praticato sia per la difesa personale che per mantenere il corpo in buona salute.
Va ricordato inoltre che in Cina quest' Arte Marziale fu creata da gente comune , ma con la nascita delle classi nella società cinese , fu adottata dalle classi dei nobili e dei briganti, quali al fine di proteggere il loro potere , cominciarono ad avvolgere il Wushu in un cerchio mistico-religioso e di superstizione tanto da scoraggiarne chiunque volesse praticarlo.
Nel corso della grande rivoluzione culturale le guardie rosse, collegate alla banda dei quattro, cercarono di sopprimere i vari stili di kung-fu. Specialmente quelle più "esoteriche" rischiarono di essere cancellate in quanto viste come un eredità del periodo imperiale salvandosi solo come attività sportiva controllata e coordinata dal governo. Tuttavia oggi stiamo assistendo ad una graduale riscoperta delle tecniche e degli stili più tradizionali. Con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949 il Presidente Mao Ze Dong ordinò di promuoverne negli Istituti scolastici la pratica, in ogni suo aspetto, diventando la base su cui poter sviluppare ogni emancipazione, intellettuale e fisica.
Versione ridotta dell’edizione 2000 della IWKA –Italy Academy.© |